Milano

mercoledì 9 maggio 2018

I CERTIFICATI DI CREDITO FISCALE


Ci sono moltissime imprese italiane che vantano crediti, anche importanti, nei confronti dello Stato (o amministrazioni locali; P.A. In genere), ma lo Stato non paga, perché non ha soldi. Alcune aziende falliscono, o rischiano di fallire.
Un modo potrebbe essere pagarle con dei BTP di valore equivalente al loro credito, ma questo implica un visibile aumento miliardario del debito pubblico, non sostenibile e che scatenerebbe le reazioni UE.
Un modo originale ed innovativo potrebbe essere quello di pagarle con certificati di credito fiscale (CCF) , cioè dei documenti, al portatore, come fossero banconote, che consentano a qualsiasi impresa uno sgravio fiscale di importo equivalente.
In questo modo tali certificati potrebbero essere ceduti in pagamento ad altre imprese in utile, visto che per loro equivarrebbero a denaro contante, potendo scaricarne l'importo dal loro imponibile fiscale.

Una tale manovra equivarebbe ad una riduzione fiscale importante, non strutturata e non equamente distribuita, ma sotto il profilo della solidarietà con il mondo delle imprese e tra le imprese stesse sarebbe risolutiva.
Lo Stato, naturalmente, dovrebbe far fronte alle minori entrate fiscali, ma non è forse quello che il centro destra va sbandierando e che lo stesso M5S non schifa ?
E allora che cosa aspettiamo ?

Mi spiego meglio : un CCF sino a quando non viene presentato all'incasso è come un assegno. La firma sull'assegno non lo fa contabilizzare solo perché emesso, sino a quando non viene incassato. Comunque va vista la distinzione tra contabilità per competenza o per cassa, rigorosa nel privato, niente affatto nel pubblico: basta esaminare a fondo un bilancio comunale per accertare la commistione.

Ma supponiamo una contabilità rigorosa per cassa : sino a quando il CCF non viene incassato, non può figurare nella contabilità. Ma c'è di più : il CCF non è una "spesa" ma una minore entrata, e le entrate del bilancio statale sono "stimate" e contabilizzate a consuntivo. Il debito pubblico non aumenta perché diminuiscono le entrate, ma perché aumenta la spesa, e per coprirla si chiedono prestiti, emettendo titoli come BOT/BTP.
Perché se non si emettono titoli il debito resta immutato.
E supponiamo una contabilità rigorosa per competenza : in questo caso le fatture dei fornitori, anche se non pagate, sono iscritte a debito, e poco importa il fatto che non siano stati richiesti prestiti compensativi (BOT/BTP) : il debito è a bilancio.
A questo punto, se emetto BTP per il controvalore e pago i fornitori, il debito non cambia.

In conclusione : se faccio contabilità per competenza, tanto vale pagare i fornitori a fronte emissione BTP. Se la faccio per cassa no, perché il debito non compare.
In ogni caso i fornitori vanno pagati, o compensando la spesa con emissione di titoli, o diminuendo altre spese per pari importo, o compensando i fornitori con bonus fiscali negoziabili (CCF). La sola cosa che NON si può fare è non pagare i fornitori e farli fallire.

Ing. Franco Puglia
9 Maggio 2018

giovedì 21 dicembre 2017

PROPOSTA DI RIFORMA DELL'IMPOSTA SULLE PERSONE FISICHE

La fiscalità italiana è caotica, incostituzionale, oppressiva, depressiva dello sviluppo economico, perciò vulnus centrale dei problemi del paese. Circolano proposte generiche su una FLAT TAX da parte del centro-destra, proposte che, in assenza di precisazioni, si prestano ad essere interpretate come un regalo alle classi più abbienti del paese (aliquota fissa del 15% o 25%) con aggravio delle classi più disagiate. Un ottimo libro di Nicola Rossi, dell'Istituto Bruno Leoni, offre una ben diversa interpretazione della FLAT TAX, ma non è esaustivo e non rappresenta ancora una proposta organica di riforma fiscale.

La proposta di Svolta Europea che è possibile scaricare da: 
Proposta di riforma dell'imposta sulle persone fisiche 
offre invece una visione più organica e strutturata di un possibile progetto di riforma fiscale, fondato su una sola aliquota di calcolo dell'imposta sulle persone fisiche ma anche su una consistente detrazione delle spese del cittadino, sino a 15'000 €/annui, in ossequio al dettato dell'Art. 53 della Costituzione e con il preciso obiettivo di creare un conflitto di interessi tra consumatori e produttori di beni e servizi, unitamente ad una riduzione dell'uso del contante per pagare le spese detraibili.  
La sostanziosa detrazione delle spese determina inoltre una progressività del carico fiscale che grava sui contribuenti, con un limite di non imponibilità fiscale fissato a 15'000 € annui ed un contributo di sostegno per i redditi inferiori, tanto maggiore quanto minore è il reddito. Allo stesso tempo il carico fiscale IRPEF non eccede il 30% del reddito imponibile, per qualsiasi reddito, per quanto elevato.

lunedì 16 ottobre 2017

IRPEF PROGRESSIVA O ALIQUOTA FISSA ?

LA PROPOSTA DI RIFORMA FISCALE DEL BRUNO LEONI

in un libro di Nicola Rossi


Un incontro tra liberali, per i liberali, organizzato da Edoardo Croci, il 14 ottobre 2017, per parlare di fisco, di tasse, con autorevoli relatori, tra cui Carlo Scognamiglio, lo stesso Nicola Rossi, Benedetto Della Vedova, Stefano Parisi e, dulcis in fundo, Oscar Giannino.Molti altri nomi vecchi e meno vecchi della storia liberale italiana del 20°secolo. Numerosi interventi brevi dal pubblico, programmati in precedenza. Ha presentato e coordinato l'incontro, naturalmente, Edoardo Croci.
Quanto detto nell'incontro merita alcuni commenti preliminari, in attesa di una mia recensione dettagliata del libro, dopo averlo letto nella sua interezza.
La proposta descritta nel libro di Nicola Rossi “VENTICINQUE PERCENTO, PER TUTTI” riprende il tema della FLAT TAX, una sola aliquota non progressiva nella fiscalità IRPEF al posto delle attuali aliquote crescenti in funzione del reddito. 

Ne parliamo su : IRPEF PROGRESSIVA O ALIQUOTA FISSA ? 

e più diffusamente su Recensione sul libro di Rossi e mie proposte